CAMPOSANTO
ESTERNO
Nella seconda metà del Duecento l’arcivescovo Federico Visconti dona alla Primaziale un terreno di sua proprietà per creare un luogo più adatto per le sepolture e mettere così in ordine la zona intorno alla Cattedrale, dove fino a quel momento, si affollavano le tombe. Si trattava di uno spazio a cielo aperto, recintato, dove si costruì la chiesa della Santa Trinità e un piccolo cimitero, oggi scomparsi. Sulla sinistra della porta d’ingresso principale del Camposanto c’è una scritta in latino che indica la data d’inizio dei lavori, 1277 e il nome del costruttore, maestro Giovanni. Questa data si riferisce in realtà alla costruzione della chiesa mentre il Camposanto è stato costruito nel Trecento forse da Lupo di Francesco. Il Camposanto si chiama così perché l’arcivescovo Ubaldo Lanfranchi aveva depositato in questo luogo lka Terra Santa presa in Palestina, regione dove è vissuto Gesù. Secondo la tradizione si trattava di una terra miracolosa che, nel giro di ventiquattro ore disfaceva i cadaveri .La parola Camposanto dunque si usa In Italia solo per questo luogo di sepoltura, mentre tutti gli altri cono cimiteri. Il lato che guarda la piazza e una parte dei muri laterali sono rivestiti di marmo bianco e hanno arcate cieche alternate a lesene. L’ingresso principale è quello al centro coronato da un’edicola opera di Lupo di Francesco che ha all’interno la statua della Madonna con bambino circondata da due angeli, due santi e un devoto inginocchiato, forse il committente.
L’edificio ha una pianta rettangolare formata da quattro gallerie. Verso la fine del Trecento si progettò di chiudere le arcate quadrifore sulle quali montare vetrate colorate. Alla metà del Quattrocento ne furono sistemate dieci. Ma alla fine del secolo quando Pisa affrontava un momento di crisi economica e politica, il lavoro si interruppe e le vetrate furono rimosse e collocate nella cattedrale. In seguito sono andate perdute. Il fatto che le quadrifore siano rimaste aperte crea problemi per la conservazione dei monumenti presenti nelle gallerie.
INTERNO
Nel Camposanto ci sono varie tipologie di tombe. Il tipo più comune è quello delle tombe a fossa che si trovano sul pavimento delle gallerie coperte da lastre incise. Nel corso del Medioevo, in casi particolari, si è preferito seppellire alcuni morti riutilizzando sarcofagi romani di età imperiale. Questi sarcofagi, dapprima collocati intorno al Duomo , furono poi trasferiti nel cortile interno del Camposanto, dove rimasero fino alla fine del Settecento e poi trasferiti sotto le gallerie. Ci sono poi all’interno le tombe monumentali, destinate a personaggi illustri (tra le quali quella del matematico Fibonacci). Nell’Ottocento il Camposanto diviene inoltre il luogo di raccolta delle “glorie” di Pisa. Ci sono esposte anche le catene che, nel 1342 i Genovesi avevano tolto all’ingresso del Porto Pisano regalandole agli storici nemici di Pisa, i Fiorentini che le riconsegnarono alla città nel 1848. Nel 1944, verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, Pisa era tra due fuochi: i Tedeschi da una parte e gli Americani dall’altra. Fu per sbaglio che gli americani colpirono il tetto del Camposanto causando un incendio che danneggiarono gli affreschi all’interno delle gallerie. Alcune pitture furono “staccate”, restaurate e ricollocate nel loro posto originario; alcune sono tutt’ora in restauro altre sono state restaurate e collocate in una sala interna della galleria settentrionale, sono gli affreschi più antichi del Camposanto.
AFFRESCHI
Gli affreschi raffigurano “Il trionfo della morte”, “Il Giudizio Universale con l’Inferno” e le storie dei Santi Padri. Sono stati attribuiti a un pittore fiorentino, Bonamico detto Buffalmacco e datati tra il 1330 e il 1340. Di questo pittore parla anche un grande scrittore del Trecento, Giovanni Boccaccio nel Decamerone dove lo presenta come un”burlone” che fa degli scherzi a Calandrino, uno sciocco credulone. “IL TRIONFO DELLA MORTE”: Sulla sinistra un monaco mostra tre tombe aperte con dentro il cadavere di un religioso importante, quello di un re e uno scheletro a un gruppo di cavalieri per far loro capire, come dice il cartiglio che regge in mano (una specie di fumetto), che non bisogna sentirsi superiori agli altri perché tutti bisogna morire e che è meglio passare la vita in solitudine e preghiera, come fanno i monaci (parte alta dell’affresco). Al centro ci sono cadaveri ammassati con gli angeli e i diavoli che tirano fuori dalle loro bocche le anime, rappresentate come bambini. A destra la Morte è rappresentata come una vecchia con le mani e i piedi artigliati, la falce e le ali di pipistrello. Al centro due angioletti reggono un cartiglio dove si dice che di fronte alla morte il sapere, la ricchezza e la nobiltà non contano nulla. La Morte, chiamata da un gruppo di uomini anziani e malati, vola verso un gruppo di giovani eleganti, pronta a colpirne due che le vengono indicati da angioletti con le fiaccole rovesciate, simbolo, appunto di morte. Nel “GIUDIZIO UNIVERSALE” Cristo e la Madonna, seduti in trono, sono circondati da angeli e Apostoli. Sotto di loro quattro angeli con le trombe risvegliano i morti dalle tombe, al centro altri angeli con l’Arcangelo S: Michele, dividono i buoni dai cattivi: i primi alla destra del Cristo , gli altri a sinistra. A sinistra infatti c’è una raffigurazione dell’INFERNO con al centro Lucifero. I dannati sono divisi in varie zone dove scontano pene diverse, a seconda delle pene che hanno commesso in vita. (Dante…). Nell’affresco “STORIE DEI SANTI PADRI” si mostra come ci si dovrebbe comportare ine vita per andare in Paradiso ed evitare l’Inferno: Preghiera e solitudine. In sintesi gli affreschi sono come una predica. Davano delle direttive di comportamento alle persone dell’epoca.