Tutto era scuro … sempre più scuro. Erano mesi che non c’era più corrente elettrica, erano mesi che non mi guardavo allo specchio.

Ma … aspettate, forse sbaglio, noi non abbiamo più specchi.

Tutto è iniziato con quell’ennesimo stupido esperimento, con la bomba atomica per cui gli scienziati, anzi gli insulsi scienziati con troppa fame di successo, hanno voluto spostarsi più vicino, lì dove si trovava concentrata della forma umana intelligente. Anzi , meglio lasciare solo “forma umana”.

Tutto quello che era successo era prevedibile; la Terra non sarebbe più stata in grado di resistere, le avevano sparato troppe volte, ma anche se in altri casi era riuscita a medicarsi e guarire autonomamente, questa volta no.

Aveva ceduto . Era troppo tardi.

Ha sputato tutto quello che in questi terribili anni le avevano iniettato.

L’uomo pensava di poter controllare la natura, ma adesso la natura sembrava più forte di ogni altra tecnologia o macchinario innovativo.

Non capisco il giovamento dell’uomo nel fare tutto ciò; ecco il risultato: più dei due terzi della popolazione erano morti, non avevano più cibo ed era rimasta solo pochissima acqua non inquinata.

Eravamo rimasti in un milione, adesso siamo solo in diecimila: molti sono morti per la scarsità di viveri, altri sono stati sterminati dal governo perché ritenuti troppi intelligenti.

Infatti gli unici che possiamo chiamare vincitori sono loro, quelli che stanno ai piani alti della società.

Loro sapevano che si sarebbe distrutto tutto o quasi. Sapevano già come salvarsi.

I capi del governo erano felici, avevano i loro piccoli schiavetti personali, le loro marionette, potevano cambiarci sia fisicamente che psicologicamente, eravamo nelle loro mani.

Il nostro ormai non era vivere, quello era sopravvivere. Sopravvivere alla morte, anche se di questi tempi quella sembrava la scelta migliore.

Ogni mese ci facevano fare dei test per la nostra intelligenza, costringendoci a bere del liquido viola che al primo contatto con le papille gustative sembrava dolce, fresco, ma allo stesso tempo era letale.

I più intelligenti venivano uccisi senza ripensamenti perché non si levassero proteste contro di loro e per non avere persone tra i piedi.

La mia casetta, se possiamo chiamarla così, era recintata dal filo spinato elettrificato 24 ore su 24; “ avvicinarmi ad essa potrebbe essere la mia unica salvezza” , pensavo.

Ero una ragazza giovane, senza troppe pretese e pensieri. Quando ero piccola ed andavo ancora a scuola, le maestre mi chiedevano che cosa volessi essere da grande; io rispondevo “felice”; loro mi dicevano che forse non avevo capito la domanda e io replicavo che forse loro non avevano capito la vita. Laggiù forse potevo essere felice. Forse.