Mille splendidi soli. Scrittore: Khaled Hosseini. Casa editrice: PIEMME.
Anno: 2007
“Mille splendidi soli” è il secondo libro dello scrittore Khaled Hosseini, autore di “Il cacciatore di aquiloni.” Questo romanzo racconta trent’anni di storia afghana, e allo stesso tempo la vita di due donne, mettendo in evidenza l’aspetto più importante della storia: la condizione della donna in Afghanistan. Il libro inizia raccontando l’infanzia di queste due donne che ancora non si conoscono. I loro nomi sono Mariam e Laila. Mariam, figlia di un uomo molto importante, non veniva considerata come gli altri suoi fratelli perché lei, a differenza di loro, era figlia della cameriera e non di una delle mogli del padre, e per questo viveva sola con lei in una casa su una collina isolata. Suo padre veniva a farle visita tutti i giovedì, e lei ogni settimana non vedeva l’ora che arrivasse quel giorno per stare con suo padre, anche se sua madre le diceva sempre che le aveva abbandonate e non faceva altro che parlare male di lui. Il giorno in cui suo padre avrebbe dovuto portarla al suo cinema, lui non si presentò e lei decise di andare a casa sua a Herat. Arrivata, non la fecero entrare e, dopo aver aspettato una notte intera, ritornò a casa sua, vedendo che sua madre si era impiccata. Il padre fu costretto a ospitarla nella sua casa, ma subito le trovò un marito, e lei fu costretta a sposarsi contro la sua volontà, anche se giovanissima. Laila ha una vita totalmente diversa: è figlia di un professore e ha perso tutti e due i fratelli in guerra (si erano arruolati nell’esercito). Nonostante ciò, lei non riesce a essere triste per la morte dei fratelli, anche se ci prova, perché per lei loro sono come degli sconosciuti: sono partiti per la guerra quando lei aveva due anni e per questo non si ricorda quasi per niente di loro. L’unica persona che considera come un fratello infatti è Tariq, suo vicino di casa che conosce da quando è piccola e del quale si innamora. Durante la guerra l’Afghanistan non è un bel posto dove vivere e il rischio di morire è molto alto, per questo Laila e la sua famiglia decidono di partire per un altro Paese; ma proprio il giorno della partenza una bomba cade sulla casa di Laila, provocando la morte dei suoi genitori. Lei fu l’unica sopravvissuta e, rimasta sola, venne accudita da Mariam e suo marito: ecco come le due protagoniste si incontrano. Dopo vari mesi di cure, Rashid (il marito di Mariam) le propone di diventare sua moglie e lei, essendo incinta di Tariq, e non sapendo dove andare, accetta. Ed è così che Laila diventa la seconda moglie di Rashid, e Mariam inizia ad odiarla profondamente. Negli anni in cui Mariam era l’unica moglie di Rashid, lui la maltrattava, le gridava contro, la picchiava, la trattava più come se fosse una serva che sua moglie. Inoltre la odiava tanto perché da lei non è riuscito ad avere il figlio che tanto desiderava. Il libro racconta la storia di queste due donne che il destino unisce; all’apparenza le loro vite possono sembrare molto diverse, ma alla fine si uniscono per non separarsi più, perché dopo tanto odio da parte di Mariam, loro cominciano a conoscersi e a capire che in fondo non erano poi così diverse. Diventano quindi amiche e, dopo tanti anni di sottomissione, Mariam si ribella al marito, e ci sono più episodi in cui lei picchia Rashid per difendere Laila. Nell’ultima parte del romanzo è descritta la vita di Laila e Mariam e la loro convivenza, e soprattutto vengono raccontati numerosi sacrifici di Mariam per restituire a Laila una vita felice insieme all’uomo che lei ama sul serio (Tariq), a sua figlia, al figlio che Laila ha avuto con Rashid poco dopo la nascita della prima figlia, e al bambino che aspetta con Tariq. Questo libro mi è piaciuto tantissimo; anche prima di leggerlo sapevo che mi sarebbe piaciuto, perché avevo già letto il primo libro dell’autore (“Il cacciatore di aquiloni”) e mi aveva appassionato da subito; sapevo che non mi avrebbe deluso, infatti, quando ho saputo dell’uscita del suo secondo libro ho subito deciso che lo avrei letto; e ora sono soddisfatta di averlo fatto perché questa storia è stupenda e, senza annoiarti tanto, ti spiega accuratamente quello che vuole far capire lo scrittore, cioè la condizione della donna in Afghanistan. Come nel suo primo libro mi è piaciuto molto il modo in cui scrive l’autore, e, anche se di solito le descrizioni di persone, luoghi, ecc. mi annoiano, in questo caso mi hanno colpito in modo particolare, e sono sicura che senza di queste il libro non sarebbe stato lo stesso. La storia delle due donne protagoniste è stupenda, perché, anche se le loro vite risultano apparentemente diverse, il destino le fa incontrare e, superata una fase di odio reciproco, loro incominciano a conoscersi e a diventare amiche sempre di più, fino a costruire un legame inseparabile, come quello tra due sorelle. Questo libro mi ha fatto molto riflettere sulla crudeltà degli uomini in quei Paesi verso le donne; io so che nel mondo ci sono persone che trattano realmente le donne in questo modo, e penso sia davvero orribile e per di più anche insensato pensare che l’uomo possa essere “una divinità,” più potente e forte della donna. In realtà, la donna è un essere umano proprio come l’uomo; capisco che questo modo di pensare (e le relative conseguenze) sia radicato nella cultura di questi popoli e che derivi da ideali e da una religione a cui credono fermamente e che da anni e anni sostengono con determinazione. Ma io, comunque, rimango dell’idea che anche la donna sia un essere umano e che, al pari dell’uomo, abbia il diritto di essere trattata con dignità. Come accade nel libro, gli uomini laggiù picchiano le donne, le sgridano di continuo, le trattano come le loro serve, ma tutto questo è ingiusto, perché anche la donna ha la sua vita e non deve vivere alle dipendenze dell’uomo, e per di più rinchiusa in casa; e nel momento in cui l’uomo decide di sposare una donna deve aver presente una cosa: lei è sua moglie, non la sua serva, e lui non ha il diritto di trattarla in quel modo perché anche lei, come essere umano, non ha niente di diverso da lui (secondo me). Io ho letto questo libro in pochissimo tempo perché mi incuriosiva la storia, e la parte che mi è piaciuta di più è il modo in cui loro diventano più che amiche e, facendosi coraggio l’un l’altra, si ribellano al marito. Mi è piaciuta inoltre la parte in cui Mariam compie molti sacrifici per Laila, per restituirle una vita serena, perché Laila e i suoi figli erano le uniche persone che le erano rimaste, e che le volevano bene sul serio. Infine, io penso che questo libro sia un capolavoro, proprio come “Il cacciatore di aquiloni”, nella scorrevolezza, nelle descrizioni e nel contenuto, perché ha la capacità di emozionarti quando ti immergi nella sua lettura.